Virus respiratorio sinciziale. Nirsevimab riduce le ospedalizzazioni dei neonati

Lo studio HARMONIE, un trial recentemente pubblicato sulla rivista NEJM, ha dimostrato che la somministrazione di una singola dose dell’anticorpo monoclonale nirsevimab in bambini di età pari o inferiore a 12 mesi ha ridotto le ospedalizzazioni dovute ad infezioni a carico del tratto respiratorio inferiore sostenute dal virus respiratorio sinciziale (RSV).

Nirsevimab è un anticorpo monoclonale progettato per riconoscere e legarsi a una struttura antigenica del virus respiratorio sinciziale (RSV), detta proteina F. Quando l’anticorpo si lega a questo antigene, il virus non riesce più a penetrare nelle cellule, in particolare quelle polmonari; in tal modo nirsevimab riesce a prevenire la malattia del tratto respiratorio inferiore causata da RSV, senza richiedere l’attivazione del sistema immunitario.

Nirsevimab si caratterizza per un’emivita prolungata, pari a circa 71 giorni. Per questo motivo l’anticorpo monoclonale è in grado di garantire una protezione dall’infezione in tutti i neonati, se somministrato nell’ambito di un programma di profilassi delle infezioni neonatali simile a quelli utilizzati per i vaccini.

I risultati dello studio HARMONIE hanno dimostrato che nirsevimab è stato in grado di evitare l’ospedalizzazione per infezione a carico del tratto respiratorio inferiore associata a RSV e infezioni molto gravi delle basse vie respiratorie associate a RSV in un’ampia popolazione di neonati sani pretermine e a termine in condizioni pressochè simili a quella della real life. Lo studio ha anche dimostrato il profilo di sicurezza favorevole di nirsevimab, in linea con le osservazioni precedenti.

Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è un agente patogeno a RNA altamente contagioso che può causare infezioni delle vie respiratorie in tutte le fasi della vita, pur determinando l’insorgenza di malattie gravi soprattutto nei neonati, causando infezioni a carico del tratto respiratorio inferiore.

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